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L'occhio di Kim

L’occhio di Kim

KIM

testo e foto di Maurizio Serafini (Tolentino, MC)
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È una mattina luminosa al Rara Lake in Nepal. Decidiamo di perderci in montagna senza mappe inoltrandoci per un sentiero e affidandoci alla sorte e al caso.

L’unico criterio di scelta è la salita più ripida. Senza guida, cercando di percepire la voce di un luogo che ci chiama. Dopo tre ore entriamo a Murma, villaggio derelitto. È giorno di festa, propiziatoria per la fecondità della natura.

I bimbi curiosi si fanno incontro colorandoci in fronte la tikka. Murma è tutta lì: microcosmo del Mugu isolato dal nostro mondo conosciuto. Eppure il villaggio è abbastanza grande da avere una scuola.

Povertà ovunque: abiti sdruciti, visi provati. Ma il sorriso non è mai lesinato. La scuola è il fiore all’occhiello. Il futuro. Una costruzione di legno col tetto di onduline, senza riscaldamento né pavimento, qualche banco di legno logoro. Gli insegnanti increduli ci invitano ad entrare. Parlano di Kim, allievo di nove anni, poverissimo, con un problema all’occhio che non può curare. La madre è morta, il padre disabile. Vorremmo visitarlo. Poco dopo arriva.

L’iride è un grande ascesso di carne viva. Un tumore. Kim è cupo e malinconico, timoroso nel mostrare quell’anomalia del suo corpo. Non possiamo far altro che fotografare l’occhio. In Italia non ci diamo pace per quella vita senza speranza, consultiamo diversi oculisti. Sempre lo stesso responso: operare urgentemente.

Scriviamo all’amico Chandra a Kathmandu per trovare una clinica specializzata disponibile all’intervento ma servono soldi e tanti. Dove trovarli e soprattutto come portare Kim in clinica? Ma ecco il miracolo.

Grazie ad una colletta paghiamo l’operazione poi Chandra organizzerà tutto… Kim ora è salvo. Non ha più il tumore; ha un bellissimo volto anche se con un occhio di vetro. Ed una nuova famiglia. Perché l’epilogo merita essere raccontato.

Uscito dall’ospedale Kim ha visitato Kathmandu con Chandra. Auto, negozi, tecnologie e tutta quella gente. Un bel salto dal suo villaggio di legna e fango senza corrente. Lui che non aveva mai parlato né chiesto niente, affidandosi del tutto a degli sconosciuti senza mai versare una lacrima, ha pianto per la prima volta chiedendo di restare là, di non tornare a Murma. Chandra è rimasto muto fino a casa. Parlando con la moglie ha deciso di prenderlo in affido.

Ora Kim studia in un college e vive con la sua nuova famiglia. Ha 14 anni e ogni anno andiamo a trovarlo. Ci mostra orgoglioso la sua stanza, le aule, i nuovi amici, i quaderni. Nonostante ancora taciturno e schivo il suo sguardo parla di gratitudine.

E così capisco che il villaggio di Murma non è stato raggiunto a caso ma ci aveva chiamato. Ci aveva chiamato Kim.

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foto Maurizio Serafini_voltoMaurizio Serafini | Pellegrino, guida, musicista ed esploratore. Ho percorso migliaia di chilometri a piedi in Europa, Sud America ed Asia individuando tracciati assenti nelle mappe. Autore della guida del Cammino Francescano della Marca (Il Cerchio edizioni 2016) e del volume Tucci l’esploratore dell’anima (Arte Nomade edizioni 2004).

Il mio blog | Utilizzo come blog il mio profilo facebook dove scrivo i miei diari di viaggio e promuovo gli appuntamenti escursionistici che guido nel mondo, visitabili anche nel sito www.viandante.eu, oltre ovviamente alla mia attività concertistica. – http://www.facebook.com/maurizio.serafini.37

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Redazione altitudini.it autore del post

Red. ≈altitudini.it | La redazione di altitudini.it racconta e discute di montagna e alpinismo.

1 commento/i dai lettori

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  1. Martina Di Chiro il13 settembre 2016

    Il testo mi ha emozionato tanto, bellissimo. Grazie per aver condiviso questa straordinaria esperienza…

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